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IL LEGAME TRA EMOZIONI E CIBO NELL’OBESITA’

dr.ssa Laura Camastra

L’atto di mangiare è legato ad un bisogno primario di nutrirsi, ma spesso è associato anche al piacere di assaporare un particolare cibo, o per soddisfare un bisogno correlato alla socialità.

A volte però, la relazione col cibo non è così funzionale, se legata alle “emozioni negative”.

Si parla di fame emotiva per indicare l’impulso a mangiare anche se non si ha un reale stimolo della fame.


Quella tra emozioni e cibo è una relazione bilaterale: quello che si mangia influisce sullo stato d’animo e le emozioni che si provano influiscono sul modo di mangiare (Cooper et al. ,1998).

In particolare si studia l’effetto delle emozioni negative, ossia spiacevole, che viene evocata negli individui per esprimere un effetto negativo nei confronti di un evento o di una persona” (Pam, 2013).

Il comportamento alimentare nelle persone con obesità è in genere disfunzionale, poiché l’eccesso ponderale è connesso alle abitudini alimentari scorrette e gli stili di vita scorretti legati anche alla mancanza di attività fisica.


Il fenomeno dell’«overeating», ad esempio, ossia di mangiare in eccesso rispetto al fabbisogno energetico e al dispendio energetico, è molto diffuso ed è in genere correlato ad un aumento di peso, quindi anche all’obesità. L’eccesso di cibo, essendo un forte fattore di rischio per la salute umana, è una condizione molto studiata ad oggi. Diversi studi dimostrano che queste emozioni innescano il binge eating, ossia l’alimentazione incontrollata.

È emerso in realtà che anche emozioni positive, piacevoli, possono influenzare il comportamento alimentare, questo fa pensare quindi ad una difficoltà di gestire delle emozioni forti per la persona, di regolarle, e che queste hanno delle ripercussioni sull’alimentazione. Questo pone quindi l’importanza sulla consapevolezza emotiva della persona, indispensabile nella gestione stessa delle emozioni.


Spesso, infatti, oltre al percorso nutrizionale è consigliabile seguire un percorso psicologico che lavori di pari passo sul vissuto emotivo della persona, in modo da aiutarla a comprendere e gestire al meglio il proprio comportamento alimentare.




RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI



Catharine Eversa, Alexandra Dingemansb, Astrid F. Junghansa, Anja BoevécaUtrecht, 2018. Feeling bad or feeling good, does emotion affect your consumption of food?A meta-analysis of the experimental evidence. Neurosci Biobehav Rev, Sep; 92:195-208. doi: 10.1016/j.neubiorev.2018.05.028. Epub 2018 May 31.


Modeling the effects of positive and negative mood on the ability to resist eating in obese and non-obese individuals. Eating Behaviors, Volume 14, Issue 1, January 2013, Pages 40-46.

 
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OGGI PSICOLOGIA

Benvenuto, questa è la rubrica di psicologia utile, curata dalla dr.ssa Laura Camastra, in cui puoi trovare argomenti per il vivere bene quotidiano.
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OLTRE LO STIGMA SOCIALE DELL’OBESITA’

dr.ssa Laura Camastra

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’obesità come «una condizione caratterizzata da eccessivo accumulo di grasso corporeo», quindi da uno squilibrio tra apporto e dispendio energetico. In genere è infatti causata dalla combinazione di un’alimentazione ipercalorica e da un ridotto dispendio energetico dovuto ad inattività fisica.

L’obesità nel mondo ha raggiunto numeri molto elevati ed è un fattore di rischio ormai rilevante per la salute della persona poiché essa può avere delle ripercussioni da un punto di vista medico, sociale e psicologico. Sono molte le patologie ad essa correlate: disturbi gastrointestinali, diabete, cardiopatie, ipertensione, eccetera.

Su un piano sociale è fondamentale tener presente come sia ancora molto forte nella società attuale l’ideale di bellezza legato alla magrezza e quanto questo possa influenzare anche il giudizio di una persona su un piano estetico e di percezione dell’immagine corporea.

Si parla ancora di stigma sociale della persona con obesità, dove per stigma si intende, dal suo significato etimologico, marchio, macchia. In psicologia sociale lo stigma è definito come l’attribuzione di qualità negative a singoli individui o a gruppi di persone.

La persona con obesità infatti viene ancora considerata come pigra, con poca volontà e autocontrollo, spesso superficiale e meno competente. La comunicazione mediatica e i pregiudizi sociali hanno un forte impatto sul benessere psico-fisico della persona con obesità poiché si trova spesso a sentirsi giudicata nella sua totalità solo dalla sua condizione fisica.

L’impatto di questo stigma sociale può avere ripercussioni in particolare nella fase dell’adolescenza; periodo in cui i ragazzi vivono dei cambiamenti fisici e nel confronto con i pari, creano anche la loro immagine di sé e percezione. Ancora troppo spesso accade che bambini e ragazzi in sovrappeso o con obesità subiscano scherno, ingiurie dai propri pari, inficiando una delicata fase di sviluppo anche emotivo del ragazzo. Ma in questa società spesso presa dall’apparenza, dalla superficialità, sarebbe importante cercare di soffermarsi ed andare oltre ciò che si vede, poiché oltre il peso, nell’obesità c’è la persona con obesità.  Differente è dire la persona obesa, quasi come a caratterizzare la persona dal suo peso nella sua globalità. Ancora troppo spesso non si conosce la complessità della condizione in cui la persona con obesità si trova a vivere, poiché su un piano emotivo e psicologico, oltre la volontà c’è tanto altro.

L’obesità è una malattia cronica complessa difficile da gestire, è importante tenere a mente questo aspetto poiché la percezione di essere ritenuti responsabili della propria condizione, di essere oggetto di giudizi negativi, pesa…e pesa su un piano emotivo della persona con obesità, non in senso di chilogrammi, ma di felicità e possibilità di autorealizzarsi!

Riferimenti bibliografici

Weight bias and obesity stigma: considerations for the WHO European Region. Ultima consultazione 15 Ottobre 2019.


I Carta, L.E. Zappa, G. Garghentini, M. Caslini, Dipartimento di Psichiatria, Università di Milano-Bicocca.


Immagine corporea: studio preliminare dell’applicazione del Body Uneasiness Test (BUT) per la ricerca delle specificità in disturbi del comportamento alimentare, ansia, depressione, obesità. Giornale Italiano Psicopatologia, 2008; 14: 23-28.


Rebecca M. Puhl, Chelsea A. Heuer The Stigma of Obesity: A Review and Update Obesity (2009) 17, 941–964. doi:10.1038/oby.2008.636.

 
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LE EMOZIONI NEL CORPO: IL MAL DI STOMACO

dr.ssa Laura Camastra

Le emozioni possono essere espresse anche dal corpo. Spesso attraverso dei sintomi il corpo prende parola e cerca di esprimere ciò che la voce non riesce a tirare fuori.

Ci sono diversi sintomi più frequenti che possono essere generati da fattori emotivi come il mal di testa, mal di schiena, dermatiti; molto usuale è il mal di stomaco, mal di pancia, o comunque tutti quei sintomi legati all’apparato gastrointestinale.

In psicologia si parla di somatizzazione, ossia il meccanismo che permette di trasformare i processi psichici in somatici. E spesso succede che in un momento di maggiore stress, si avvertono mal di pancia, gastriti, nausee e altri sintomi di questo genere.

Si dice che lo stomaco sia il “cervello emotivo”, l’organo deputato a sentire e assorbire le emozioni e spesso delle emozioni troppo forti, se non lasciate andare, vengono fuori sotto altra forma, attraverso un sintomo. Lo stomaco in effetti entra in contatto col mondo esterno attraverso il cibo, ha la funzione di selezionarlo e digerirlo ma se quel cibo è poco adatto all’organismo della persona che lo ingerisce, si può avere un senso di pesantezza, di cattiva digestione e nausea.

Per certi versi la stessa cosa può accadere quando si parla di emozioni: quando una situazione, una relazione, un’emozione non viene “digerita” allo stesso modo si può avvertire un senso di nausea, mal di stomaco, eccetera.

Quando questo accade è importante porsi alcune domande: “C’è una situazione quotidiana (famiglia, lavoro, relazioni) nella quale mi trovo male ma a cui mi sottopongo ugualmente?  So dire di no quando qualcuno mi fa richieste eccessive o arrivo a mettere da parte le mie cose pur di dire sì? C’è qualcosa che mi costringo a mandar giù di una situazione e che non riesco invece a tirar fuori?”.

È fondamentale andare oltre il sintomo e focalizzarsi invece sul cercare di migliorare il proprio quotidiano e sulle emozioni spiacevoli che a volte prendono il sopravvento.

Conoscere il proprio corpo e le emozioni è un passo verso sé stessi per rispettare cosa si sente e evitare situazioni che minano il proprio benessere.

Rispetta te stesso, i tuoi tempi e le tue emozioni.

Concentrati su ciò che ti fa stare davvero bene e ciò che ti piace.

Circondati di persone positive che ti trasmettono serenità.

Focalizzati su degli obiettivi quotidiani, che siano raggiungibili e che rispecchino i tuoi desideri e bisogni.




BIBLIOGRAFIA:

Alexander F. (1951) Medicina Psicosomatica. Giunti Barbera, Firenze.

Agresta F. (2007) Problemi di Psicosomatica Clinica, Ed Quaderni del CSPP, n.3.

Gala C. Colombo E. (1996) Disturbi psicosomatici. In Invernizzi G, ed Manuale di psichiatria e psicologia clinica Milano: McGraw-Hill, 1996.

Riza Psicosomatica - Il mal di stomaco quando nasce dallo stress - n. 467 - gennaio 2020.

 
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OGGI PSICOLOGIA

INFORMAZIONE E CURIOSITA' SULLA PSICOLOGIA

 
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LA CONSAPEVOLEZZA DELLE EMOZIONI NEL CORPO

dr.ssa Laura Camastra

In psicologia si parla di emozioni primarie: rabbia, gioia, tristezza, paura, vergogna, sorpresa e disgusto. Ognuna di queste è come se fosse un grande contenitore dentro il quale sono racchiuse tutte le sfumature, poiché ogni emozione può avere intensità differenti.

Ad esempio se si dovesse pensare al fastidio in quale “grande contenitore” la metteresti?

E se dovessi pensare dove la senti? In quale parte del corpo?

Spesso anche nel linguaggio comune si usa dire “ho il cuore spezzato”, “mi rode il fegato!”, espressioni spesso legate ad emozioni “negative”, dove per negative si intende che fanno sentire malessere. Diversi studi hanno dimostrato come le emozioni che si provano si riflettono sul corpo in aree ben specifiche, a seconda dello stato d’animo che in quel momento si vive. Un gruppo di ricercatori finlandesi ha addirittura tracciato una sorta di Mappa Universale delle Emozioni, nella quale ogni specifica sensazione scatena reazioni differenti nel nostro corpo, a seconda dell’energia e del calore sprigionati dal nostro organismo. Questi aspetti sembrano essere legati più alla conseguenza, alle reazioni del corpo e alle emozioni.

Nell’unicità della persona, si può pensare che ognuno senta e sperimentai ogni emozione in una zona del proprio corpo, seppur spesso non c’è consapevolezza di questo.

In Bioenergetica si parla anche di corazze che l’individuo svilupperebbe, anche nel corpo, in base al suo vissuto emotivo, spesso per proteggersi dal dolore o da emozioni molto forti. Queste corazze possono creare anche nel fisico dei veri e proprio blocchi muscolari, contratture, posture particolari.

In un’ottica di integrazione mente-corpo e di benessere psico-fisico, è fondamentale essere consapevoli delle proprie emozioni anche nel corpo, evitando che restino bloccate e chiuse dentro il corpo, creando, inconsapevolmente delle ripercussioni su di esso, e fare in modo che invece mente e corpo si influenzino in maniera positiva l’uno con l’altro.

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Alexander Lowen, (1975), Bioenergetics, Coward, McCann & Geoghegan, New York. Traduzione in italiano di Lucia Cornalba e supervisione di Luigi De Marchi Feltrinelli, Milano 1983-2004.

 

Luca Napoli, Beatrice Gori, (2012). Dare corpo all’anima. Un percorso di consapevolezza, benessere e crescita psico-corporea in Psicoterapia Umanistica e Bioenergetica. Dal Training Autogeno alle Fantasie Guidate.

 

Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, Milano 1978-1997, traduzione di Paolo di Sarcina e Maura Pizzorno da Physical dynamics of character structure (The language of the body), MacMillan, New York 1958.

 
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LE EMOZIONI NEL CORPO: IL MAL DI TESTA

dr.ssa Laura Camastra

È oramai superata l'idea che mente e corpo non sia connesse, al contrario oggi ci sono numerosi
studi ed evidenze rispetto al fatto che mente e corpo si influenzino vicendevolmente, spesso infatti
succede che se si ha un fastidio, un dolore muscolare ad esempio, ne risente anche l'umore. È
riconosciuto, però, che può succedere anche al contrario, ossia che le emozioni possano riversarsi e
influenzare anche lo stato fisico di una persona.
In medicina e in psicologia, in particolare la psicosomatica, parte proprio da questo presupposto,
ossia che l'essere umano è inscindibile unità psicofisica, quindi si parla di disturbi, fastidi del corpo,
che in realtà hanno un'origine psicologica, emotiva.
Per alcune persone è molto difficile dar voce alle proprie emozioni, oppure è difficile lasciar andare
in particolare le emozioni che provocano malessere e può succedere che queste si ripercuotano sulla
salute fisica.
Un esempio molto comune è il mal di testa, la cefalea. Ce ne sono di diversi tipi, in base alla durata,
all'intensità, e le cause possono essere legate a fattori muscolari, posturali, ma spesso accade che
anche l'intensità del dolore, la durata può aumentare ad esempio in un periodo di maggiore stress.
Quando il mal di testa è legato a pensieri ed emozioni, non cessa prendendo un semplice farmaco
legato alla cefalea, ma al contrario può peggiorare con all’aumentare dello stress e al vissuto
emotivo della persona.
Emozioni spiacevoli, stress, eccesso di pensieri, preoccupazioni, se non elaborati e lasciati andare,
possono venir fuori attraverso un sintomo come il mal di testa; è come se il corpo desse voce a
qualcosa che non riesce a venir fuori in altro modo, o che si cerca di non ascoltare in qualche modo.
Spesso succede a persone tendenzialmente ansiose, che pensare molto e a tante cose insieme
contemporaneamente, che sono propense a rimuginare o semplicemente può accadere in un
momento di vita maggiormente stressante.
Prestare attenzione ai segnali del corpo, può essere un modo per essere consapevoli anche delle
proprie emozioni e pensieri che non si riescono a lasciare andare.
È importante in un'ottica di benessere psico-fisico, darsi spazio e tempo per sè, trovare un modo per
ricaricarsi e rigenerarsi.

BIBLIOGRAFIA:
Bussone-Casucci-Frediani-Manzoni-Bonavita: Le cefalee: manuale teorico-pratico,Ed. Springer,
(2008)
Alexander F. (1951) Medicina Psicosomatica. Giunti Barbera, Firenze.
Agresta F. (2007) Problemi di Psicosomatica Clinica,Ed Quaderni del CSPP, n.3.
Gala C. Colombo E. (1996) Disturbi psicosomatici. In Invernizzi G, ed Manuale di psichiatria e
psicologia clinica Milano: McGraw-Hill, 1996.