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PSICOLOGIA DELLO SPORT

I NOSTRI ARTICOLI DI PSICOLOGIA SPORTIVA PER TE

Dal primo Congresso Mondiale di Psicologia dello Sport (organizzato ed ospitato a Roma nel 1965) è stata fatta molta strada sebbene quella dello psicologo in quest'ambito sia una figura ancora ad appannaggio di poche elites (clubs, società, grandi squadre,...).

Tutti noi sappiamo l'importanza che ha lo sport nello sviluppo di competenze sociali e  nella crescita personale in generale, per questo crediamo importante offrire una rubrica dedicata per comprendere meglio l'importanza e la professionalità dello psicologo sportivo.

In pillole possiamo dire che lo psicologo sportivo si occupa, appena un passo indietro all’allenatore, del potenziamento delle risorse personali, della gestione della leadership e delle dinamiche di gruppo per costruire la squadra, sostenere la motivazione e la concentrazione, infine per vincere.

Per questo vi proponiamo una rubrica mensile in cui, con articoli mirati, cercheremo di informarvi meglio sul ruolo e sulle potenzialità dello psicologo nello sport.

PRESIDENTE APBPS PSICOLOGI E PEDAGOGISTI PER LA SALUTE

dr. Richard Unterrichter

 

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a cura dei nostri psicologi esperti sportivi

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SEI UN MOTIVATORE ATLETICO O UN GENITORE DI UNO SPORTIVO?

SEI UN COACH ?

SEI UNO SPORTIVO?

 
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ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE NELLA PRATICA SPORTIVA

dr. Paolo Peluchetti
esperto in psicologia dello sport

“Attenzione, concentrazione, ritmo e vitalità...se mi rilasso, collasso”.
Queste sono le parole iniziali di una canzone interpretata dalla Bandardò dal titolo “Se mi rilasso, collasso”. Leggendole bene si potrebbe anche pensare che siano le indicazioni date da un allenatore ai propri atleti prima di una competizione o durante gli allenamenti, che li esorta a
stare attenti e concentrati per evitare di perdere e fare errori (“collasso” della canzone).
La psicologia dello sport si concentra molto su questi aspetti, in particolare sull'attenzione e sulla concentrazione, analizzandoli a fondo e cercando modalità e strategie per aiutare gli sportivi a migliorarsi ed ottenere così performance sempre più elevate.
Ma iniziano con calma, e cerchiamo di capire di cosa si tratta.

ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE
L’attenzione è un processo cognitivo, e consiste nella capacità di selezionare
determinati stimoli dell'ambiente circostante utili allo svolgimento di un compito.
L'attenzione quindi è una funzione psicologica fondamentale perchè ci permette di filtrare le informazioni provenienti dal mondo esterno ed interno scartando ciò che è
irrilevante per gli obiettivi del momento. Se così non fosse, saremmo sopraffatti
dall’infinità di input e stimolazioni che riceviamo continuamente.
Essa può essere di 2 tipi:
spontanea o involontaria: gli stimoli così come si susseguono attorno
all'individuo;
1 volontaria, cioè focalizzata su un determinato stimolo.
L'attenzione volontaria è anche chiamata concentrazione. Essa viene definita come la capacità di focalizzare l'attenzione su un'immagine, un compito, un'attività o un oggetto virtuale (emozione, pensiero, ecc.) per un determinato periodo di tempo,
senza essere disturbato o influenzato da stimoli interni e/o esterni non pertitenti.
In questa definizione è importante notare due elementi fondamentali:
a) la durata nel tempo: per questioni fisiologiche la concentrazione è momentanea e continuamente soggetta a cali;
b) l'influenza di elementi disturbanti: essa è condizionata da fattori interni
(sensazioni corporee, pensieri, emozioni...) ed esterni (pubblico, risultato, comportamenti antisportivi, forti rumori...).
Un individuo perciò non devo sforzarsi di mantenerla il più a lungo possibile, andrebbe così contro le leggi della natura umana, ma piuttosto deve imparare a riconoscere i
segnali, interni e/o esterni, che potrebbero innescare un calo di concentrazione, e
recuperarla in caso di crollo.

ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE NELLO SPORT – LO STILE ATTENTIVO
In ambito sportivo R. Nideffer negli anni ’70 ha proposto un modello, che a tutt’oggi si dimostra valido, che prevede due dimensioni del focus attentivo:
1 ampiezza o dimensione, data dalla quantità di stimoli presa in esame
contemporaneamente che può essere ristretta o ampia;
2 direzione, il tipo di stimoli su cui la nostra attenzione si sofferma, ad es. interni (pensieri, stati emotivi e sensazioni fisiche) o esterni (stimoli ambientali). Da queste due dimensioni Nideffer ha individuato quattro stili attentivi:
STILE ATTENTIVO
ESTERNO AMPIO (tipo “ASSESS”)
efficace nelle situazioni in cui si devono
integrare contemporaneamente molti
stimoli ambientali. Tipico dei giochi di
squadra e/o delle categorie “open skill”: il giocatore deve analizzare rapidamente la situazione e reagire con adeguatezza e
precisione.

ESTERNO RISTRETTO (tipo
“PERFORM”) necessario per l’esecuzione dei compiti di precisione: l’atleta concentra le risorse attentive sulla propria azione,
escludendo stimoli distrattori ambientali.
Tipico delle discipline o delle azioni
motorie “closed skill”

INTERNO AMPIO (tipo “ANALYZE”) in cui l’attenzione è focalizzata su pensieri, stati emotivi e sensazioni fisiche. Si riscontra nella fase di pianificazione della gara o in determinate tipologie di pausa all’interno della stessa.

INTERNO RISTRETTO (tipo
“REHEARSE”) in cui l’atleta rievoca ed
esegue mentalmente un singolo esercizio d’allenamento o uno specifico stimolo-chiave, efficace nel favorire la
concentrazione per l’esecuzione ottimale di un particolare gesto tecnico.

Ognuno di noi possiede uno stile attentivo dominante, ossia una modalità più naturale ed abituale di direzionare la propria attenzione.
Ogni sport richiede un certo stile piuttosto che un altro. Per esempio, il nuoto, uno sport closed skills, richiede uno stile attentivo prevalentemente interno ampio (tecnica,
tattica di gara, sensazioni fisiche, dialogo interno …) anche se non può mancare la capacità di spostare l’attenzione verso l’esterno (gli avversari). Il tiro con l’arco richiede
decisamente uno stile attentivo ristretto esterno.
Nel calcio invece il giocatore deve prestare attenzione a diversi stimoli, ma molto cambia anche a seconda della fase di gioco: in fase di attacco o di difesa l’attenzione è rivolta al movimento dei compagni, agli avversari, alla posizione della porta, alla
propria posizione in campo e al pallone. In questo caso lo stile attentivo richiesto è esterno ampio in quanto è necessario integrare molti stimoli. Prima di calciare un rigore, è necessario per prima cosa rivolgere la propria attenzione su se stessi (focus interno ampio per monitorare sensazioni fisiche, focalizzare l’obiettivo, parlarsi e

incoraggiarsi) e in seguito spostare l’attenzione alla porta e al movimento del portiere (focus esterno ristretto). Questi esempi dimostrano come lo stile attentivo si modifichi a seconda della situazione di gioco.
Ciò sta a significare che un buon giocatore deve essere in grado di passare da uno stile attentivo ad un altro a seconda dello sport praticato e, nel caso specifico del
calcio come di qualsiasi altro sport open skills e situazionale (pallanuoto, basket, pallavolo...) a seconda delle specifiche richieste del momento di gioco.
Avere uno stile attentivo dominante non significa non poter imparare a cambiare stile.
Questo passaggio però, non è automatico. Quindi, è importante che gli atleti sin da giovani si abituino a prestare attenzione a ciò che conta veramente in un preciso momento. Per fare ciò è necessario che essi siano, continuamente stimolati a
guardare il gioco, a vedere dove sono i compagni, a sentire l’avversario che si
avvicina, a capire la loro posizione in campo, a percepire il loro corpo nello spazio, ad ascoltare il proprio portiere e il proprio allenatore, a controllare le proprie sensazioni fisiche ed emotive prima e durante la partita concentrandosi su pensieri utili ed
incoraggianti, ecc. In poche parole devono essere giocatori PENSANTI.

ALLENARE CONCENTRAZIONE E ATTENZIONE
Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, concentrazione e attenzione sono abilità molto importanti da sviluppare per essere un campione nel proprio sport. Saper gestire i propri livelli di concentrazione può incidere sulla prestazione, e in alcuni casi
può rappresentare la differenza tra vincere e perdere. Per questo è fondamentale allenarla.
Allenandola è possibile migliorare la propria capacità di:
a) selezionare gli stimoli su cui concentrare l'attenzione, eliminando quelli irrilevanti;
b) dirigere l'attenzione al momento opportuno verso le informazioni pertinenti;
c) mantenere l'attenzione sugli stimoli rilevanti.
La psicologia dello sport propone varie metodologie di allenamento che possono
essere divise in:
1 Tecniche di rilassamento: sono utilizzate per prendere consapevolezza della tensione muscolare a riposo e per gestire situazioni ansiogene o stressanti che possono influenzare negativamente una prestazione.
2 Tecniche di focalizzazione spazio-temporale: permettono di migliorare i livelli di attenzione e concentrazione in modo da valutare al meglio gli spazi e i tempi (velocità di giocata, spazio e tempo a disposizione).
3 Tecniche di filtro degli stimoli esterni: l'atleta impara a concentrarsi solamente
sull'attività sportiva, filtrando tutti gli stimoli inutili provenienti dall'ambiente
esterno
4 Tecniche di percezione psico-fisica: è importante essere consapevoli del proprio corpo e “ascoltarlo” per utilizzarlo al meglio ed evitare infortuni.
Queste tecniche permettono all'atleta di essere consapevole del proprio corpo e dei propri pensieri ed emozioni, ad essere attento alla situazione che gli interessa e a non farsi distrarre.
Per quanto riguarda gli sport di squadra e situazionali però non è sufficiente il lavoro individuale, ma risulta fondamentale l'allenamento settimanale con i propri compagni.
E' necessario che gli atleti si preparino da giovani ad affrontare le diverse situazioni di gioco in modo da impararle ed esserne consapevoli. Per questo gli allenatori devono proporre esercitazioni che stimolino i ragazzi a mantenere alta la concentrazione e
l'attenzione, a pensare a quale sia la scelta migliore in quel momento, a decidere come muoversi nello spazio e con quale velocità perchè la giocata risulti produttiva, ecc. Il fatto di conoscere le possibili situazioni permette di selezionare in maniera
quasi automatica i focus di attenzione e quindi risparmiare energie ed essere più veloci e pronti. Questo lavoro deve partire dagli allenatori, che devono proporre ai propri atleti le varie fasi e possibilità di gioco stimolandoli a pensare individualmente
alle possibili soluzioni per individuare le più corrette. Un atleta capace di “leggere” il gioco potrà così utilizzare le proprie risorse attentive e di concentrazione per tutta la
durata della gara, evitando cali e e “svarioni”.
Per evitare il “collasso” quindi è necessario imparare a conoscere se stessi, ciò che ci accade intorno e ciò che potrebbe accadere.

Dr Paolo Peluchetti
Psicologo – Psicologo dello Sport

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