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LO PSICOLOGO DELLO SPORT RISPONDE

SEI UNO SPORTIVO, UN GENITORE O UN FAN, UN ALLENATORE O UN COACH E HAI UNA DOMANDA, UN DUBBIO UNA CURIOSITA' ?

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psicosport@apbps.it

Vedrai la tua domanda con la risposta pubblicata qui entro 5 giorni lavorativi


Ecco le vostre domande e le risposte del dr. Paolo Peluchetti e della dr.ssa Laura Camastra

Buonasera, 

sono mamma di una bambina di 8 anni che pratica il nuoto (corso delfino 1). In passato lei aveva molto entusiasmo per questa attività, grazie alla dimensione ludica dei corsi e ad istruttori molto validi. Nel tempo la situazione è cambiata (esercizi più ripetitivi, istruttrice poco motivante, nessuna amica nel corso) e ora la bambina vorrebbe smettere per avere il pomeriggio libero e giocare con l'amica del cuore. 

Suo padre ed io comprendiamo questo desiderio e lo assecondiamo permettendole di saltare il nuoto in caso di feste o inviti dalle (e alle) amiche. Vorremmo però che proseguisse, perché le mancano pochi corsi per completare gli apprendimenti basilari e consolidare la tecnica dei vari stili. Pensiamo sia importante farle acquisire scioltezza e sicurezza nel nuoto a questa età, anche perché possa mantenersi in salute da grande. La bambina infatti è portatrice di una valvola aortica quadricuspide, e non tutte le attività sportive potrebbero risultare adatte in futuro. 

Dubitiamo che l'arrivo della preadolescenza potrà motivarla maggiormente, perciò ci pare poco utile sospendere ora in attesa di un momento più favorevole. 


Sbagliamo? Dovremmo interrompere?


Alcuni dati di contesto, forse utili: il

corso di nuoto si svolge una volta a settimana, nell'unico giorno libero dell'amica del cuore (che fa ginnastica, artistica agonistica). Nostra figlia pratica il trampolino elastico e quest'anno inizierà con qualche garetta per vedere se la cosa le piace.  

Entrambe le ragazze si trovano bene in questa palestra e s'impegnano, ma ci pare che siano soprattutto diligenti, e felici di essere lì insieme. La passione per uno sport è un'altra cosa. 

A volte ci dicono che vorrebbero giocare a calcio. Noi non siamo contrari a priori (purché in un contesto immune alla logica dei "campioncini") ma siamo dubbiosi sull'appropriatezza di un'attività così intensa nel caso di nostra figlia. 

Che cosa suggerite? 


Grazie per l'attenzione e per i consigli che vorrete darci. 

Un cordiale saluto, 

L

RISPOSTA

Gentile L,

fare sport ha conseguenze fondamentali sullo sviluppo dei bambini, sulle capacità relazionali, sul fisico e a livello educativo. Per questo, a mio avviso, è molto importante che i bambini facciano attività sportiva. È fondamentale, soprattutto a 8 anni, che l'attività svolta piaccia e sia un momento di divertimento. Da quello che racconta, sua figlia pratica sia nuoto che trampolino elastico: per il primo ha perso entusiasmo mentre il secondo lo svolge volentieri e con impegno. Il mio consiglio è quello di capire quanto sia "insopportabile" il nuoto e decidere di conseguenza: se l'unico problema è la coincidenza con il pomeriggio libero dell'amica si può valutare e l'attività le piace, si può provare a spostare l'allenamento; al contrario se andare a nuoto diventa un peso insostenibile, è meglio cambiare e concentrarsi su altro, che sia la ginnastica, il calcio oppure un altro sport. Come sottolinea la teoria dell'arrangiamento, è fondamentale capire quali siano le reali emozioni e sensazioni di vostra figlia per prendere la decisione migliore, che le permetta di fare attività sportiva divertendosi e appassionandosi ad essa.

Spero di essere stato utile

Dr Paolo Peluchetti


DOMANDA

Buongiorno,
sono la mamma di un bambino di quasi 7 anni. Da quando aveva 3 anni ha sempre praticato molto sport (siamo una famiglia di sportivi) e negli ultimi 2 anni pratica regolarmente calcio, tennis, nuoto e sci.
Non ha mai avuto problemi con compagni ed allenatori, e ha sempre partecipato con entusiamo.
Ma nell'ultimo periodo ci siamo accorti che nel calcio è diventato molto timoroso, non tocca mai la palla nelle partite, e anzi cerca di stare molto lontano dal gioco.
Abbiamo pensato che non gli piacesse, invece ci ha confidato di avere troppo paura di farsi male.
Non gli è mai capitato nessuno evento spiacevole. Ci dispiace molto vederlo così, perchè si perde il bello del gioco e non si diverte.
Come possiamo aiutarlo?
Vi ringrazio
E



RISPOSTA

Gentile mamma,

la scelta di uno sport spesso rappresenta anche delle caratteristiche personali, caratteriali, almeno del momento. Ciò che mi sento di consigliarvi, non avendo molti elementi rispetto alla scelta del bambino nel fare un’attività piuttosto che un’altra, è di valutare con lui se continuare a praticare il calcio. Essendo ancora piccolo, l’aspetto ludico, di divertimento, deve essere importante, è la spinta a continuare quell’attività e evitare che il bambino si demotivi. Valutate insieme a lui, parlate apertamente di cosa gli piace fare, in quale attività si sente bene, si può esprimere al meglio, valutando insieme i pro e i contro in questo senso. Avere paura di farsi male può essere normale, potrebbe voler dire che magari è portato più per uno sport dove c’è meno contatto fisico rispetto al calcio, come possono essere gli altri sport che fa. Certo, bisogna comunque dare anche a lui lo spazio di poter parlare di questa paura e di verbalizzarlo, in modo da fargli comunque capire che non è detto che se ci sia il contatto fisico ci si faccia male necessariamente, ma possiate valutare insieme cosa lui si sente di fare.

Nella speranza di essere stata utile, vi porgo cordiali saluti.

Dott.ssa Laura Camastra

DOMANDA

scusate ho un dilemma e volevo sapere come mi devo comportare. mio figlio ha 11 anni gioca a calcio da 2 anni ma non è ben inserito nel gruppo inoltre è molto forte la competizione visto che i suoi compagni giocano da 4 anni in più di lui. addirittura la scelta di voler fare il portiere perché così ha un ruolo tutto suo. non viene mai convocato alle partite e io come genitore non so che pensare. è giusto metterlo in disparte sempre durante le partite?devo condividere ciecamente la decisione dell'allenatore? se non è all'altezza della squadra non è meglio farlo smettere? non so se è giusto farlo continuare o insistere per farlo smettere. grazie per le risposte. 

 RISPOSTA

Gentile genitore,

non posso e non voglio giudicare le scelte di un allenatore e di una società. Il mio consiglio è parlare sia con suo figlio che con l'allenatore: con suo figlio per capire quali siano le reali sensazioni ed emozioni che prova: si diverte anche se non viene convocato? si trova bene nel gruppo? Gli piace il calcio e vorrebbe sentirsi protagonista? A seconda delle risposte sarà possibile fare una scelta migliore che varia dal continuare nella stessa squadra, cambiare società, cambiare sport. Solo suo figlio sa quali sono i suoi reali interessi. Nel caso in cui suo figlio si trovi bene nel gruppo squadra è importante capire con l'allenatore se c'è la possibilità che migliorando possa essere convocato oppure no. Anche questa risposta potrà aiutare a trovare le soluzioni migliori.

Spero di essere stato utile

Dr Paolo Peluchetti

 

DOMANDA

Buongiorno dott. Volevo chiederle un consiglio, mio figlio nuota a livello agonistico, l' anno scorso si è anche qualificato per le nazionali di Riccione e di Roma, a fine novembre del 2017 abbiamo scoperto che ha avuto la mononucleosi xche non riusciva a nuotare bene. Ora che siamo a metà febbraio non sappiamo se si è ripreso del tutto oppure no. Le spiego, durante gli allenamenti che lui fa sempre anche 2 volte al giorno dice di sentirsi bn ma quando gareggia va malissimo è peggiorato molto, io vorrei aiutarlo perché lui sta soffrendo molto per questo problema, come devo fare? Grazie 


RISPOSTA

Gentilissimo genitore,

avrei bisogno di ulteriori elementi per poter avere un quadro più specifico della situazione. Sicuramente la mononucleosi avrà avuto delle ripercussioni fisiche su suo figlio, visti i sintomi che comporta, i quali magari l’hanno portato ad allontanarsi dal nuoto per un periodo. Spesso, nonostante sia passato il virus, la stanchezza continua a presentarsi, quindi sicuramente un parere medico potrebbe esservi utile per dei chiarimenti in questo senso. La cosa su cui riflettere è che, da come dice, i suoi peggioramenti vengono fuori durante le gare, dove c’è una componente maggiore di competizione, di prestazione e confronto rispetto agli allenamenti. Non so quanti anni abbia suoi figlio, ma sarebbe utile parlare apertamente con lui per cercare di capire il suo vissuto rispetto a questo e alle gare. Sarebbe utile comunque rimandargli che dopo una malattia, è normale avere dei tempi di ripresa più lenti e cercare invece di rinforzare gli sforzi che fa e l’impegno che ci mette, in modo da non fargli vivere con frustrazione il “peggioramento” di cui parla. Secondo la teoria dell’arrangiamento ogni cambiamento, ogni nuova situazione (come possa essere stato per suo figlio gareggiare nonostante la ripresa lenta dalla malattia) richiede comunque un doversi 

riaggiustare rispetto al vissuto emotivo e alla situazione; cerchi comunque di farlo sentire sostenuto e di capire insieme a lui ciò che sente.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Laura Camastra

DOMANDA

Buongiorno,  ho un  figlio che pratica Basket da 4 anni.
Il 22 Dicembre ha avuto una distorsione alla caviglia con infrazione del malleolo. Ha tenuto il gesso fino al 15 Gennaio.Il 29 Gennaio ha ripreso gli allenamenti senza avere dolore.
Ha ripreso anche le partite una settimana fa; Durante l' allenamento va tutto bene; Durante le partite non risce a fare le cose più banali come palleggiare e portar palla; Questo lo deprime da morire.
parlando co lui ho scoperto che il suo pensiero fisso è la paura di farsi male nuovamente e non vuole accettare che ci vuole tempo affinchè  i movimenti prima naturali ridiventino tali. Si sente inutile anche per la squadra dopo è sempre  stato un elemento importante.
Come posso aiutarlo?


RISPOSTA


Gentile genitore,

sicuramente l’infortunio avrà avuto per suo figlio un impatto emotivo, con le paure che ne conseguono. Infortunarsi rappresenta come un dover avere a che fare anche con quelli che possono essere dei “limiti”, con la perdita del controllo rispetto al proprio corpo, rispetto al quale si ha la percezione di poter “controllare”. Quando capitano questi eventi inaspettati, comunque si vive un periodo in cui bisogna metter fuori le proprie risorse per riaggiustarsi rispetto al nuovo vissuto, come espresso nella teoria dell’arrangiamento. Sarebbe utile per suo figlio poter parlare con qualcuno del suo vissuto, magari cercare di esternare anche con l’allenatore cosa sente di fare in questo momento, dove “spingere” e dove invece dare del tempo per permettere a suo figlio stesso di superare questa paura, plausibilissima dopo un infortunio. Ovviamente non ho molti elementi rispetto a suo figlio, ma può essere utile per lui rivolgersi ad un professionista del settore, uno psicologo, in modo da supportarlo in questa fase di “ripresa” e dare uno spazio a suo figlio in cui poter parlare e verbalizzare le sue emozioni.

Cordiali saluti.

Dott.ssa Laura Camastra 

DOMANDA

Salve, gioco in terza categoria e la nostra squadra è vicina al ritiro dal campionato (mancano 8 partite, poco meno di 3 mesi).  La squadra si è totalmente disunità, sin dall'inizio sono mancati i veri valori sportivi,  rispetto degli altri e delle regole,  l'impegno, il sacrificio, la lealtà. Ora, non sappiamo che fare.  Siamo indecisi tutti se proseguire, se ritirare completamente la squadra dal campionato, oppure fare un solo allenamento più gara ufficiale la domenica o soltanto partecipare la domenica. Abbiamo fallito tutti dai giocatori ai dirigenti. 


RISPOSTA


Gentile atleta,

non mi è molto chiara la sua richiesta, ma immagino voglia un consiglio rispetto a cosa sia meglio fare in questa situazione. Questa è una decisione che andrebbe presa con la società e l’allenatore e non ho molti elementi per poter avere un quadro chiaro. Da come scrive sembra sia venuta a mancare la motivazione rispetto a questo campionato, ma non è chiaro se sia rispetto al clima percepito nella squadra o sia dettato da motivazioni individuali.

La cosa che mi sento di dirle è di riflettere ai suoi compagni sugli obiettivi che vi eravate posti, valutando quelli che sono i pro e i contro rispetto alla scelta che volete intraprendere e in base a questo, riflettere su quello che ne comporta. Sarebbe un peccato perdere le occasioni che lo sport porta con sé, in senso di crescita personale, ma dipende da quello che è la motivazione e il vissuto rispetto alla situazione, per evitare che esso diventi solo stress o comunque venga vissuto in senso negativo.

Ad ogni modo le faccio un in bocca al lupo, dopo tutto, nessuno le vieta di ricominciare in un’altra squadra se decidete di ritirarla.


Cordiali saluti,

Dott.ssa Laura Camastra

DOMANDA

Buon giorno,


Sono il papà di un ragazzo di 13 anni che pratica pallanuoto da circa 6 anni.

Si è sempre impegnato molto anche se non è mai riuscito ad ottenere risultati eccellenti.

L’allenatore lo ha sempre fatto giocare poco ma lui ha continuato ad allenarsi con costanza.

Quest’ anno la società ha richiesto un ulteriore incremento dell’impegno dei ragazzi:

- Sono richiesti 5 allenamenti alla settimana di cui due dalle 19 alle 22 in cui la prima ora è di palestra ed il resto in vasca.


Mio figlio continua ad allenarsi con costanza ma nella prima partita ( assieme ad altri ragazzi) non è stato convocato.

E’ rimasto molto deluso ma ha detto che l’allenatore vuole che tutti si impegnino al massimo.

Nell’ultimo allenamento mio figlio ha detto che si è voluto impegnare al massimo per fare vedere all’allenatore che lui mette il massimo impegno , tanto che durante l’allenamento ha avuto dei giramenti di testa

ed era molto stanco.

Ho cercato di fargli capire che non deve esagerare che secondo me non deve affrontare in questo modo la cosa.

Mi chiedo se questo sia giusto, ed in particolare far credere ad un ragazzo che impegnandosi a fondo può raggiugere risultati che in realtà non può raggiungere.

Mi chiedo se sia meglio che in qualche modo , come genitore faccia capire a mio figlio che ci sono altre cose più importanti e che anche se non ottiene certi risultati non è importante.

A volte mi chiedo se sia meglio, “accompagnarlo” dolcemente e progressivamente ad un abbandono della pratica sportiva in modo tale da evitare delusioni che potrebbero danneggiare in un certo senso la stime in se stesso ed il suo sviluppo psicofisico.


La ringrazio


RISPOSTA

Gentile genitore,

anche l'abbandono "dolce e progressivo" di uno sport può essere causa di delusioni. Credo che ci siano soluzioni migliori per evitare che i fallimenti danneggino l'autostima. Da un lato sarà importante valorizzare l'impegno che suo figlio sta mettendo nella pallanuoto perchè non è mai fine a se stesso: sicuramente starà migliorando sotto tutti gli aspetti e crescendo fisicamente, tecnicamente e moralmente. È importante far capire a suo figlio che l'obiettivo non è soltanto la convocazione o il numero dei minuti giocati ma il miglioramento personale. È fondamentale individuare degli obiettivi che siano ben definiti e chiari (es. velocità di nuotata, n° di tiri in porta, N° di gol in allenamento): il raggiungimento di essi porterà ad un costante miglioramento dell'autostima. È fondamentale allo stesso tempo che siano raggiungibili con un impegno normale e non con sforzi anormali se no si rischia di esagerare e avere problemi di salute. Questa tecnica è chiamata goal setting e permette attraverso l'individuazione e il raggiungimento di obiettivi ben definiti di aumentare la propria autostima e rimanere costantemente motivati. Il percorso di crescita di un ragazzo di 13 anni deve essere graduale e ogni tappa ha bisogno di tempo.

Spero di essere stato utile

Dr Paolo Peluchetti

DOMANDA

Ciao, sono D., mio figlio ha 11 anni, da quest'anno gioca in una squadra di buon livello. Tutti
dicono(compreso io) che lui abbia delle grandi capacità col pallone, si allena che e una meraviglia… Il
problema e che quando arriva la partita non corre, non mette la grinta necessaria e via dicendo. Non e un
problema di adesso, nelle altre squadre in cui ha giocato era uguale.
Abbiamo cambiato squadre per capire se era un problema con l'allenatore, ma alla fine, in tutte le squadre,
stesso problema. Quando fa il provino, lo prendono al volo. Le prime partite e sempre titolare, le danno pure
la maglietta numero 10. Ma man mano che passano le partite, e comincia a deludere perché non corre e non
mette la grinta necessaria, cominciano i problemi. Attualmente parte dalla panchina sempre. Vedo che gli
altri bambini giocano tre tempi, lui a mala penna uno… Ma comunque devo dire che gioca 5 minuti ed è già
stanco. Capisco la scelta dell'allenatore….
Potrebbe essere anche un problema di salute? Sinceramente non sappiamo cosa fare. E veramente un peccato
perché vederlo con la palla ai piede e un piacere, ma vederlo in una partita… viene la voglia di entrare in
campo e urlare fortissimo: CORRI!!!!!!! FAI QUALCOSA!!!!
Grazie della vostra disponibilità.


RISPOSTA
Gentile D.
la situazione che descrive è chiara: suo figlio possiede ottime doti calcistiche ma riesce ad esprimerle
solamente negli allenamenti mentre durante le partite risulta spento, fuori dal gioco e si stanca
immediatamente. Il problema potrebbe essere legato alle sensazioni e alle emozioni che prova durante le
partite: è possibile che senta la partita e sia sopraffatto dalla tensione e dall'ansia. È una situazione che
caratterizza un buon numero di ragazzi e va affrontata al fine di evitare l'abbandono per l'attività. Il mio
consiglio primario è quello di parlare con suo figlio e capire insieme a lui come si sente prima e durante le
partite e cosa vive di diverso rispetto agli allenamenti. Come sottolinea la teoria dell'arrangiamento, essere
consapevoli delle proprie emozioni e sensazioni è fondamentale per trovare le soluzioni ai vari problemi e
migliorare il proprio benessere. Queste informazioni saranno utili per capire se ha delle paure e quali sono.
Paura di sbagliare? Paura di non essere abbastanza bravo? Paura di perdere? A questo punto sarà necessario
tranquillizzare suo figlio e spiegargli che deve pensare solo a divertirsi e a fare il meglio possibile senza
soffermarsi su possibili giudizi o valutazioni. Inoltre come genitore dovbrebbe cercare di sostenere sempre
suo figlio, cercando di valorizzare gli aspetti positivi e di impegno, evitando critiche ed evitando di insistere
sugli aspetti negativi. Insieme all'allenatore inoltre sarebbe importante individuare degli obiettivi che suo
figlio deve raggiungere durante la partita: devono essere obiettivi raggiungibili, ben definiti e misurabili (es.
fare 10 passaggi, provare 5 conclusioni in porta, provare a fare 5 1vs1 ecc). Questa tecnica si chiama Goal
setting e serve a stimolare l'atleta con compiti definiti che una volta raggiunti sono fonte di soddisfazione e
aumento dell'autostima.
Spero di essere stato utile

Dr Paolo Peluchetti

DOMANDA

Buongiorno, sono papà di un ragazzino di 13 anni che gioca a basket, sia nella sua leva U14 che in quella
maggiore U15, allenandosi puntualmente rispettando ogni decisione e indicazione dell’allenatore.
Nella leva U15 viene impiegato meno di tutti i suoi coetanei convocati, il più delle volte per un paio di
minuti a partita, probabilmente perché il meno dotato fisicamente e tecnicamente.
Alla fine dell’ultima partita giocata, nella quale è stato in campo un solo minuto, ha trascorso tutto il tempo
del viaggio di rientro nel silenzio più assoluto ed era visibilmente deluso, forse anche perché eravamo
presenti noi genitori che avevamo percorso 150 km per vederlo giocare.
Vederlo così infelice mi ha fatto prendere la decisione di comunicare all’allenatore che nell’interesse di mio
figlio non l’avrei più mandato alle partite U15, senza lasciare spazio a trattative.
L’allenatore ha provato a farmi cambiare idea spiegandomi che già la convocazione nella leva maggiore
vuole essere un premio e che comunque il campionato è lungo e che ci sarebbero state sicuramente altre
occasioni per poter giocare.
Sono consapevole che le scelte dell’allenatore sono state fatte nell’interesse della squadra e la mia decisione
non è stata presa per contestare la condotta dello stesso.
Il mio unico scopo è tutelare la salute di mio figlio, poiché ritengo che continuare in questo modo possa
fargli perdere fiducia nelle sue capacità non vedendo grande riscontro al suo impegno da parte
dell’allenatore.
Tuttavia non sono pienamente sicuro del valore educativo del mio gesto e non vorrei aver sminuito il ruolo
svolto dall’allenatore nei suoi confronti, pertanto gradirei, se possibile, un Vostro parere in merito.
Ringrazio per l'attenzione. S

RISPOSTA
Gentile S.
concordo pienamente sul fatto che il suo gesto sia teso a tutelare suo figlio da possibili emozioni negative e
delusioni e non a sminuire il ruolo e l'autorità dell'allenatore. Non è facile dare una valutazione in merito in
quanto non conosco le reali motivazioni per le quali l'allenatore convoca alle partite ragazzi più giovani e per
quale motivo li mette in campo oppure no. Da quello che racconta rispetto al confronto con l'allenatore si può
intuire come per lui la convocazione sia un premio, un modo per confrontarsi con un livello fisico, tecnico
ecc più elevato e per fare esperienza. Se le motivazioni fossero queste, sarebbero a mio avviso corrette. La
cosa importante è che l'allenatore spieghi in modo chiaro le proprie intenzioni in modo che l'atleta sia
consapevole del fatto che è una opportunità di crescita ma che la possibilità di giocare in partita sono
minime. Essere chiari è fondamentale per evitare il nascere di emozioni negative e fraintendimenti. Lo stesso
ragionamento vale per lei come genitore: è fondamentale che la scelta di non andare più con la squadra più
grande sia stata condivisa tra lei e suo figlio e che abbia alle basi le giuste motivazioni. A mio avviso sono le
motivazioni che stabiliscono se le nostre scelte hanno il giusto valore educativo.
Spero di essere stato utile

Dr Paolo Peluchetti

DOMANDA
Salve
Mio figlio  A di 12 anni dopo circa 2 mesi dall'inzio della stagione ha deciso di smettere di fare calcio.. Il
tutto nasce da un problema relativo ad un disturbo.. Infatti  capita nelle partite che  a volte  dopo aver fatto
degli scatti in velocità ha urto di vomito  e mancamento di fiato.. Non c'è la fa.. E si fa sostituire.. Preciso che
il problema è nato solo negli ultimi 2 anni.. Lui gioca da quando ne aveva 6.. E si manifesta quasi
esclusivamente nelle partite... Probabilmente è dovuto anche ad un fattore psicologico.. o lo è diventato..

perché per lui è un po' come una sconfitta.. anche se non ha gettato la spugna subito.. io gli ho consigliato di
fare allenamenti extra di andare a correre con me visto che io vado spesso e discretamente.. Perché sono
convinto che deve correre a 100 per poi correre con meno fatica a 80 In partita.. questa ipotesi nasce da una
mia esperienza personale.. Io come lui sofro di asma e so che un buon allenamento intenso aiuta tanto.. Ora
lo staff ci ha parlato lo vorrebbero vedere tornare.. Visto che ha un buon comportamento ed è di medio
livello non so se forzarlo o se dirottarlo su altri sport.. magari meno aerobici.. preciso che di fisico e asciutto
e apposto.. anche nel eventuale scelta di altre alternative non  ha idea.. perché non manifesta interessi
particolari per altre attività.. a dire il vero non va pazzo neppure per il calcio.. non guarda nessun sport in
TV.. ma si proietta su la solita ps4.. Se potete darmi un consiglio.. Grazie I.  


RISPOSTA
Gentile A,
il mio consiglio iniziale è quello di verificare se suo figlio soffre di qualche disturbo fisico oppure no. Il fatto
che avvenga solo durante le partite non dimostra che sia legato solo a fattori psicologici in quanto c'è la
possibilità che il disturbo fisico si manifesti in situazioni con un maggior livello di ansia. Una volta capito
questo sarà possibile in caso intervenire a livello fisico. Rispetto alla possibilità di ricominciare o cambiare
sport è importante capire quali sono le sensazioni e le motivazioni di suo figlio: obbligarlo a ricominciare o a
cambiare potrebbe avere effetti negativi come l'abbandono o malessere. Il mio consiglio è quello di
confrontarsi con lui e proporgli magari delle prove nelle quali valutare se il problema dell'asma si riesce a
risolvere o controllare e se invece nasce una passione o un interesse verso un altro sport. A 12 anni è
importante la pratica di uno sport in quanto porta con sè tantissimi aspetti educativi, fisici e relazionali
fondamentali.
Spero di essere stato utile
Dr Paolo Peluchetti

DOMANDA

Salve, sono la mamma di un bambino di quasi 9 anni che gioca anche abbastanza bene a calcio in una squadra che però ha una buona media di sconfitte nel confronto con le altre squadre della zona.

Ieri è venuto a casa piangendo perché il suo amico gli ha detto che ha intenzione di cambiare squadra andando ad indebolire di parecchio il gruppo.

Non so come consigliarlo e come sostenerlo in questa situazione. Potete darmi una mano per cortesia?

Grazie


RISPOSTA

Gentile mamma,

è normale che suo figlio sia triste per il fatto che un suo compagno lasci la squadra. È importante capire quanto invece sia triste per le numerose sconfitte. Per i bambini è fondamentale il divertimento e spesso il risultato conta poco. Il mio consiglio è quello di parlare con suo figlio e capire le emozioni e le sensazioni che prova a giocare in quella squadra. Si diverte nonostante le sconfitte? È stanco di perdere? La risposta a queste domande potrebbe chiarire meglio la situazione e di conseguenza sarà per lei più facile intervenire, sempre che c'è ne sia bisogno. Fondamentale è che suo figlio si diverta: sostenerlo significa capire le sue intenzioni ed aiutarlo a scegliere la strada migliore per lui.

Spero di essere stato utile 

Dr Paolo Peluchetti 



DOMANDA


Buongiorno, sono la mamma di un bambino di 11 anni che ha fatto calcio per 4 anni (con tanto entusiasmo e pochi risultati) e da 4 anni fa basket. Partecipa agli allenamenti con piacere e divertimento. E nessun impegno! I suoi compagni hanno raggiunto ottimi risultati e vederli giocare è fonte di ammirazione e piacere da parte mia. Vedere mio figlio giocare è causa di attacchi di bile.

Ma la cosa che maggiormente mi fa rabbia è che lui sembra non accorgersi minimamente della differenza di bravura tra lui e i compagni. Il prossimo anno non ho nessuna intenzione di iscriverlo, allo scopo di risparmiargli umilizioni (non viene mai convocato nelle partite importanti e quando gioca in allenamento disputa le partitelle con bambini più bassi di lui. E non riesce nemmeno a portare risultati, essendo anche poco più alto della media). Lui invece insiste nel voler tornare a giocare. La domanda è: come convincerlo senza ferire i suoi sentimenti? Ho pensato anche di rivolgermi ad uno psicologo per capire i motivi del suo mancato miglioramento. Mi scusi per la lunghezza della mail, ho cercato di renderLe più chiaro possibile il quadro. La prego di rispondermi: questo pensiero non mi fa dormire. Grazie

.... ho dimenticato di dirle che a scuola (quest anno in prima media) ha la media dell'8. Non é una questione di intelligenza, suppongo, ma di carattere... Grazie


RISPOSTA

Gentile mamma,

l'obiettivo dello sport per i bambini non è quello di vincere o essere il migliore ma quello di divertirsi e stare bene. Da quello che mi racconta suo figlio vive con entusiasmo gli allenamenti e si diverte nel farlo senza dar peso alle mancate convocazioni: non capisco il motivo per cui dovrebbe smettere. Il mio consiglio è quello di provare ad ascoltare suo figlio e capire i motivi per i quali adora giocare a basket. Obbligarlo a smettere o cambiare sport senza che ne sia convinto potrebbe portarlo a svolgere la nuova attività controvoglia e a mollare dopo poco. Come suggerisce la teoria dell'arrangiamento è importante capire le proprie emozioni e sensazioni per affrontare al meglio le situazioni che abbiamo di fronte. Provi a dare maggiore importanza al benessere di suo figlio e al suo divertimento e meno ai risultati e credo le passerà la rabbia.

Spero di essere stato utile

Dr Paolo Peluchetti 


DOMANDA


Buongiorno,

mio figlio ha 10 anni e gioca a calcio da quando ha 5 anni e da quest'anno fa il difensore centrale. Come ultimo uomo di difesa sente forte la responsabilità dei goal subiti e delle sconfitte, tanto da indurlo a cercare scuse (mal di testa, mal di pancia) per non andare agli allenamenti e alle partite. Inoltre, l'ansia di prendere goal lo fa sbagliare, a volte anche banalmente, pur essendo lui molto dotato tecnicamente.

Quest'anno frequenta una squalo calcio che riconferma i bambini in base ai risultati ottenuti e quindi lo stress è ancora più forte.

La mia richiesta di aiuto è duplice. 

Devo insistere e portarlo comunque alle partite, anche se le vivrà con ansia, sperando che con il tempo le affronti come una normalità, e quindi confrontarsi con la sua paura invece di evitarla.

E', soprattutto, visto che sta paventando l'ipotesi di voler lasciare, pur essendo molto dotato, dovrei assecondarlo o tentare in ultima ipotesi (cosa che non si dovrebbe fare) chiedere ai mister se può giocare in un ruolo con meno responsabilità?

Grazie P.


RISPOSTA

Gentile P.

ogni ruolo ha delle responsabilità, in alcuni casi sono più visibili e in altri meno ma comunque ci sono. Questo per dirle che a mio avviso cambiare ruolo potrebbe essere una soluzione poco efficace. A mio avviso potrebbe essere migliore un intervento legato al miglioramento dell'autostima e della fiducia in se stessi. Suo figlio dovrebbe imparare che gli errori possono capitare a tutti e in ogni posizione del campo. Il mio consiglio per lei genitore è quello di sostenere suo figlio: sarà importante motivarlo, sottolineando le sue qualità e le sue prestazioni e insistendo sul fatto che partecipare e giocare è l'unico modo per migliorare. Sara importante valorizzare i piccoli miglioramenti e cercare insieme a lui elementi e sensazioni positive nel gioco del calcio.

Spero di essere stato utile

Dr Paolo Peluchetti 

 

DOMANDA 

Buongiorno!

Mio figlio (5anni) è al secondo anno di mini rugby. Lo scorso anno i primi mesi sono stati impegnativi, piangeva e basta ma non abbiamo mollato (lui è cresciuto circondato da bambine più grandi e quindi è meno ‘fisico’ rispetto ad altri bambini), poi magicamente ha cominciato a divertirsi e se non altro gli allenamenti sono diventati momento di allegria. Durante le partite invece andava in campo, ma faceva solo presenza fisica, la palla non la toccava mai. Per noi è già stato un successo il suo cambio di approccio quindi andava bene così e lo abbiamo sempre stimolato a divertirsi. Quest’anno ha ripreso gli allenamenti senza problemi, anzi, adesso ci mette spesso anche una bella grinta! I compagni di squadra sono tutti suoi amici ed è felice di starci assieme. Quando ci sono i tornei però tutto cambia. Comincia la sera prima a inventare malesseri, poi quando arriva in campo puntualmente piange. Gli educatori sono speciali e gli stanno dietro, quindi poi il pianto passa ma in campo non corre, non si butta, non è assolutamente di aiuto alla squadra. Noi gli diciamo sempre che non ci interessano le mete e i risultati ma solo l’impegno e l’aiuto alla squadra, non voglio che abbia ansia da prestazione ma quando lo vedo inerte in mezzo al campo mi monta la rabbia (che tengo ovviamente per me). Non so come approcciare la cosa, non vorrei essere ne’ troppo accondiscendente in queste sue crisi da partita ne’ fargliela pesare troppo ma soprattutto vorrei vederlo giocare contento.

Una sola volta avevo promesso un gioco se avesse segnato la sua prima meta in partita e, complice un po’ di fortuna, così è stato. Poi il nulla. Non voglio ripetere la cosa perché non penso sia educativo ma mi chiedo se stimolarlo a fare meglio privandolo di qualcosa possa sortire un qualche effetto.

Altri compagni fanno così ed i genitori sono tranquilli, io non ce la faccio, è un mio limite lo so ma soprattutto vorrei vederlo contento.

Grazie


RISPOSTA


Gentile Genitore,

inizio sottolineando che, a mio avviso, per un bambino di 5 anni lo sport deve essere principalmente divertimento: deve essere un momento di felicità e di svago. Dico questo perché le riflessioni che ha scritto sono sì corrette ma secondo me precoci per l'età di suo figlio. A 5 anni è normale avere paura dello scontro, non volere la palla in momenti difficili e avere atteggiamenti diversi in partita e allenamento. Non è necessario anticipare niente o volere che cresca prima del tempo: è giovanissimo e ha davanti tanti anni per diventare grintoso, partecipe e determinato. Il mio consiglio è quello di continuare a spronarlo all'impegno e al divertimento, magari enfatizzando tutto ciò che fa di positivo in partita in modo da legare quei momenti ad emozioni positive condivise dalla famiglia. Certo che si possono dare premi e punizioni ma a mio avviso potrebbe allontanarlo dai veri valori valori dello sport: deve impegnarsi nel gioco perché gli piace, per migliorare, per vincere e non per ottenere dei premi esterni o per riavere qualcosa. Se il rugby gli piace davvero crescerà e migliorerà ogni anno di più. Ha iniziato piangendo e ora si diverte: in un anno qualcosa è già cambiato, lasciamogli il tempo di maturare sempre più.


Spero di essere stato utile

Dr Paolo Peluchetti

DOMANDA

Buonasera dottore , mio figlio ha 5 anni, 2 anni fa ha cominciato nuoto, ma dopo 3 mesi ha smesso piangeva nn voleva andarci. Quest anno calcio, i primi tre mesi contento euforico dopo ha smesso .oggi abbiamo provato con il basket nn è voluto nemmeno entrare in campo. É un po timido e credo che sia questo il problema nn credo sia pigro cosa devo fare? Nn voglio forzarlo ma lo invoglio sempre perche vorrei entusiasmarlo un po'. Nn so cm comportarmi. Attendo una sua risposta grezie mille

RISPOSTA

Gentile genitore,

mi arriva dalle sue parole da un lato la voglia di entusiasmare suo figlio nell’intraprendere un’attività sportiva, dall’altra però mi chiedo se le scelte rispetto a questo siano state condivise col bambino stesso. Alla sua età è importante possa sperimentare la parte ludica, di divertimento dello sport, aspetto fondamentale per continuare a portare avanti la motivazione. Avrei bisogno di ulteriori elementi per capire anche ciò che lo ha portato a smettere con uno sport e iniziarne un altro. Ad ogni modo, ciò che sento di dirle è di condividere con lui, parlare apertamente di come si sente nel fare uno sport piuttosto che un altro perché è giusto a quell’età sperimentarsi per conoscere attività diverse e conoscersi in degli aspetti nuovi, ma è importante anche darsi uno spazio di condivisione. Secondo la teoria dell’arrangiamento, ogni situazione nuova implica un doversi riadattare in base al proprio vissuto e alla situazione, quindi anche suo figlio deve avere anche il tempo, in base ai suoi tempi, di capire come si sente e cosa lo fa stare meglio e il suo compito da genitore è si di spronarlo, ma ancora prima di supportarlo nel capire come si sente, le sue emozioni e anche cosa gli piace fare, in modo da direzionarlo in quel che gli permetterebbe di esprimersi al meglio. Del resto, anche lo sport, in generale, non deve essere un’imposizione ma una scelta e se suo figlio magari ha una predisposizione per altre attività, è bene assecondarlo, supportarlo in questo senso.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Laura Camastra

DOMANDA

Buonasera sono una ragazza di 32 anni... Gioco a basket da 25 anni!!
Sono sempre stata una delle migliori ...Infatti nei ultimi anni sono andata a fare all star game!!!Nel corso della mia carriera sono stata ferma per due gravidanze quindi la voglia di ritornare sul campo era tanta!!!
Adesso gioco in B ma non riesco a capire cosa mi stia succedendo!!!
Nn riesco più a giocare con la grinta e la determinazione di un tempo (anche solo dell'anno scorso)!!
Il nostro allenatore non incita  le ragazze e si focalizza sempre sulle stesse!!!
Magari è un mio problema boh....
Grazie


RISPOSTA

Buongiorno, grazie per averci scritto.

Da ciò che leggo, rispetto ad una minore grinta e determinazione che sente, mi viene sembra di capire sia associata ad una diminuzione nella motivazione, una spinta minore che lei sente nel tornare in gioco. Avrei bisogno di ulteriori elementi per capire le dinamiche che vive adesso nel suo gruppo squadra ad esempio, anche se mi sembra che lei attribuisca questo cambiamento nell’atteggiamento dell’allenatore. Mi sento di dirle che, ad ogni modo, la crescita personale, le esperienze di vita, possono cambiare il proprio modo personale di vivere lo sport, il gruppo squadra, fattore che incide anche nella motivazione allo sport stesso, riadattando in tal senso gli obiettivi personali. Mi verrebbe da chiederle: cosa rappresenta adesso lo sport per lei?Quanto incide nella sua motivazione il risultato della performance o ad esempio avere un ruolo cruciale nella squadra stessa? Quanto è importante il riconoscimento e il clima che percepisce nel contesto squadra? Mi chiedo, inoltre,se ha cercato un confronto con le sue compagne ma, soprattutto in questo caso, col suo allenatore. Avere dubbi e non comunicarli, crea ulteriori incomprensioni, mentre il confronto è alla base della comunicazione, fondamentale in ogni relazione e in ogni contesto e potrebbe aiutarla a chiarirsi. Nella speranza di esserle stata utile, le porgo i miei cordiali saluti.

Dott.ssa Laura Camastra

DOMANDA

Buon giorno sono mamma di una bimba di 5 anni.1/2...che da tre anni fa ginnastica ritmica...è bravissima ed ha una dote evidente...infatti quest' anno dovrebbe fare le gare....da un periodo a questa parte non vuole più andare. ..ma non me l'ha mai detto.....Fa i capricci....cosa mi consigliate....deve smettere  o insisto...?


RISPOSTA


Gentile Signora,

la ringrazio per averci scritto. Dalle sue parole mi sembra di capire che la dote di sua figlia sia stata la spinta nel decidere di farla partecipare alle gare e che, probabilmente, proprio in previsione di questo, sua figlia abbia manifestato la sua opposizione verso la ginnastica artistica. Mi verrebbe da chiederle se ha domandato esplicitamente a lei il motivo per cui non vuole più andarci, come le ha giustificato i suoi capricci. In genere a quell’età, per i bambini è fondamentale l’aspetto ludico nello sport, rispetto a quello agonistico, per questo è importante anche che le persone che stanno vicino a sua figlia, le rimandino questo concetto a. Ad esempio sarebbe importante chiederle come va, come si sente quando fa questo sport, se vuole partecipare alle gare e soprattutto, se si diverte nel farlo. A quell’età bisogna lasciare il tempo ai bambini di crescere e di dargli la possibilità di scegliere liberamente. Spesso forzandoli si ottiene l’effetto contrario, portando il bambino ad allontanarsi da quello sport; del resto, chi meglio del bambino stesso sa quali sono i suoi bisogni e suoi desideri al momento?! Le consiglio di parlare con sua figlia, sostenendola nella scelta che ne verrà; già il solo fatto di comunicare, rende il bambino più consapevole delle emozioni che prova rispetto a quella situazione.

Nella speranza di esserle stata utile, le porgo i miei cordiali saluti.


Dott.ssa Laura Camastra   

DOMANDA



Salve sono una mamma di una bambina di 10 anni pratica Danza dall ' età di 4 anni e mezzo a parte un episodio di qualche anno fa dove voleva smettere x fare altro ( rirmica ) xche si annoiava.. poi parlando con la maestra trovò  la soluzione  spostandola nel corso più avanti  ha ripreso entusiasmo  fino a l anno scorso e sempre andata volentieri anzi ha voluto frequentare anche Altri corsi Misicol e moderno .ma da quest anno ha iniziatO a dire di volere lasciare. Ho provato a capire il motivo un Po i giorni sono stati messi di fila merc.giov.e venerdì e ho capito che a lei questo pesa, in più ha una  o due volte lezione con  una maestra che a lei non piace molto.(piu severa forse )  lei mi dice che si annoia che fa le stesse cose. Ho riparlato o con l insegnante e lei dice che può capitare che la devo sostenere e che è importante fare questo. Non capisco xo
Non so come reagire ,insistere non Mi va xò mi  dispiace molto che lasci .   ballare gli piace !! 
Forse e finita la motivazione ? Quindi deve cambiare strada ? opp.ha bisogno di essere appoggiata e quindi un Po forzata?
E così dall'inizio dell'anno accademico va con Poco entusiasmo e dice che è stanca...
Come la posso aiutare?
Ringrazio anticipatamente per il consiglio. ..


RISPOSTA

Salve signora,

ringrazio lei per averi scritto. Mi sembra ci capire dalle sue parole che non è la prima volta che sua figlia esprime il desiderio di lasciare questo sport; sarebbe utile avere altre informazioni su coma sia stata gestita già questa situazione precedente (ad esempio se ha provato un altro sport, se invece è stata solo una cosa passeggera). Sarebbe importante parlare chiaramente con la bambina, chiederle come si sente quando balla, capire cosa la spinge ora a lasciare. Può capitare di perdere la motivazione per svariati motivi, ma forzarla potrebbe farla allontanare anche di più dalla danza, potrebbe invece proporle di provare un altro genere di ballo o, perché no, magari anche un altro sport, sarà poi la bambina a scegliere dove si sente meglio. In ogni caso la sostenga, senza forzarla.

Con l'augurio di esserle stata utile le porgo un caro saluto

Dott.ssa Laura Camastra

DOMANDA

Buongiorno,

sono il papà di una ragazzina di 12 anni, che da 5 calca i campi di pallavolo. 

Negli ultimi 12 - 18 mesi, nella società che frequenta da quando ha iniziato a giocare, c'è stata un'escalation di defezioni a seguito della quale il gruppo coeso che si era venuto a formare è andato via via sgretolandosi, fino a ridurre le superstiti a pochissime ragazze, a cui sono subentrate che hanno iniziato a giocare in quel periodo. Tutto ciò è derivante sia da decisioni discutibili della parte societaria, sia dal volere di alcuni genitori ad andare via.

In tutto questo, nonostante risultati sempre più scarsi, mia figlia ha mantenuto gioia nel giocare e nello stare con le altre ragazze, con alcune delle quali ha costruito un rapporto più stretto rispetto ad altre, come succede di solito.

Personalmente ho sempre ritenuto la parte ludica preponderante rispetto al mero risultato sportivo, anche se riconosco che quest'ultima a questa età inizia ad essere una componente sempre più rilevante rispetto ai gruppi più piccoli. Il gruppo attuale è molto molto carente dal punto di vista tecnico, con la concreta possibilità non solo di prendere batoste pesanti (quello è il lato che mi interessa meno), ma soprattutto di impedire a lei e le poche altre più avanti tecnicamente di giocare ad armi pari con gli altri.

Siccome non vorrei che, per colpa di decisioni altrui che hanno minato la squadra a cui mia figlia appartiene, possa subentrare uno scoramento tale da indurla a considerare di non giocare più nel futuro più prossimo, sto prendendo accordi con società limitrofe per farle fare quantomeno un paio di allenamenti di prova altrove, in modo da permetterle di vedere coach, ragazze e metodi a cui non è abituata e prospettarle la possibilità di trovare nuovi stimoli. 

In chiusura, voglio chiarire che pur ritenendo mia figlia abbastanza brava da poter proseguire nel mondo della pallavolo, non ho l'ambizione di vederla a certi livelli. La mia unica ambizione è vederla giocare ed essere contente di quello che fa e con chi lo fa. 

Ovviamente lei sarà coinvolta nella decisione finale, visto che sarà lei a cambiare se se la sentirà o restare con le amiche. Pretendo forse troppo da una bambina di 12 anni?

Grazie intanto 

V

 RISPOSTA

 Gentile papà,

avere delle aspettative per un figlio rientra nel ruolo di un genitore, nei limiti del fatto che questo non vada oltre il desiderio di sua figlia stessa. Alla sua età si va via via sempre più verso una formazione tecniche, i ragazzi apprendono in genere tecniche e metodologie sempre più specifiche, ma la cosa più importante è capire la motivazione reale di sua figlia. A lei cosa interessa? Avere sempre più competenze tecniche? Le pesa restare sempre allo stesso livello? Ne parli apertamente con lei valutando i pro e i contro rispetto alla possibilità di cambiare squadra e società per avere una preparazione migliore. Come dice la teoria dell’arrangiamento ogni situazione nuova implica un riadattamento al cambiamento rispetto al vissuto e alla situazione stessa, quindi in previsione di questo, valutate insieme questa possibilità.

Ne parli apertamente con lei rispetto alle sue aspettative in questo sport, i suoi desideri e cosa la fa stare bene, del resto chi meglio di lei può saperlo? E in ogni caso la supporti nella scelta che farà.

Nella speranza di esserle stata utile le porgo cordiali saluti.

Dott.ssa Laura Camastra