MI POSSO FIDARE DI TE?




MI POSSO FIDARE DI TE?


Avere un legame solido e affidabile è un bisogno fondamentale per l’essere umano, come abbiamo visto in diversi contributi sulle relazioni e come ampiamente trattato nella Teoria dell’attaccamento (J.Bowlby). Siamo animali sociali e si parla con i nuovi contributi degli studi sulle relazioni d’attaccamento di “Mente Sociale” che si sviluppa nelle relazioni familiari e che consente la naturale prosocialità dell’essere umano, di cui troviamo una valida descrizione in “L’evoluzione del cervello sociale” (R.Dunbar, L. Barrett, J. Lycett, 2012)

Proviamo ora ad affrontare questo argomento prendendo in considerazione anche altri fattori, ad esempio la fiducia nell’altro/a.


Abbiamo iniziato un legame, conosciuto una persona (un amico/a, un partner, un/una collega) e cominciamo a condividere esperienze che rendono quel legame significativo; inevitabilmente ci domandiamo se e quanto possiamo fidarci.

La fiducia, infatti, è fondamentale in una relazione basata sulla complementarietà e lo scambio reciproci. Il senso di fiducia porta al consolidamento del legame e alla possibilità di affidarsi all’altra persona, cioè a nutrire l’aspettativa che questa persona si prenderà cura di noi quando avremo bisogno, condividerà con noi successi e gioie e ci permetterà di prendersi cura di lei al bisogno. Questa persona sta investendo come noi nel legame, qualunque esso sia.


Da questa breve descrizione comprendiamo che la tematica della fiducia è complessa, perché chiama in causa inevitabilmente le nostre esperienze nelle relazioni con le figure di attaccamento, in primo luogo quelle con i nostri genitori. Se nella nostra storia personale abbiamo subito carenze significative in queste relazioni, che non siamo riusciti ad elaborare successivamente, la nostra fiducia nell’altro e la capacità di affidarsi ne risulteranno compromesse e tenderemo a pensare che l’altro/a ci deluderà. Per contrastare le emozioni negative legate a queste esperienze probabilmente abbiamo anche imparato ad utilizzare delle strategie comportamentali che rimettiamo in atto ogni volta che avvertiamo questo pericolo, ad esempio l’evitamento, oppure possiamo non avere gli strumenti emozionali per investire sull’altro sentimenti sani per costruire legami di fiducia e reciprocità.

Se invece abbiamo avuto delle relazioni di attaccamento sicuro saremo più aperti e curiosi nei confronti dell’altro/a (la prosocialità appunto); comunque anche in questo caso il dubbio sul fidarsi o meno si insinua in noi, perché quando ci si avvicina a qualcuno insieme alle emozioni positive possono essere presenti anche altri sentimenti come la paura di essere abbandonati o essere usati, che se mantengono un’intensità ragionevole sono funzionali alla costruzione di un legame autentico, ma se troppo potenti possono portare a costruire relazioni insicure.


Come possiamo gestire questa ambivalenza e riuscire a vivere con maggiore serenità la relazione?


La prima risposta la possiamo avere se ci domandiamo cosa significa per noi fidarsi? Ed ecco che qui la nostra esperienza personale, le emozioni che si attivano in noi daranno vita ad un senso di fiducia che è diverso da persona a persona.

Avere consapevolezza delle nostre emozioni, sentimenti e dei bisogni che si attivano nelle relazioni di attaccamento è importante anche per capire quali nostri bisogni sta soddisfacendo questo legame. Per esempio alcuni pur di avere una persona accanto trascurano aspetti che generano fastidio o che potrebbero danneggiarci, perché questo bisogno è predominante.

Riconoscere le proprie emozioni, saperle far risuonare e dare un senso realistico alle nostre esperienze (interiori ed esterne) ci permette di avere chiaro cosa cerchiamo nell’altro e di poterlo cosi esplicitare in modo coerente e diretto.


Ma non basta, l’attenzione che dobbiamo avere nei confronti dei nostri vissuti deve comprendere anche la persona che con noi è in relazione, dobbiamo usare la capacità di riconoscere e provare a comprendere anche le emozioni degli altri; questa è la capacità di mentalizzazione (P. Fonagy) che è fondante la mente sociale.

Ascoltiamo l’altro/a, come ci racconta le cose, come esprime le richieste, le aspettative, le emozioni, con attenzione e dobbiamo essere in grado di riconoscere quali siano le nostre e quali quelle dell’altro/a.

In questo modo potremo avere una visione più realistica sia di chi siamo e di cosa vogliamo noi, sia di chi è e di cosa vuole l’altro che potrebbe anche aiutarci nel dilemma della fiducia.


Infine, in questi interrogativi devono trovare un posto anche i nostri pregiudizi, cioè e nostre idee rigide e precostituite, che di solito hanno un valore difensivo, ma che intervenendo nel legame possono rappresentare una potente lente che ci preclude di conoscere gli aspetti positivi degli altri e mettendo in luce quelli “negativi” (nostri e degli altri) potrebbe portare una relazione solida e funzionale ad essere fragile.


Dr.ssa Marzia Dileo

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