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L’UTILIA’ DI FARE E PENSARE COSE POSITIVE E BUONE



Quando mi è stato proposto di scrivere in merito all’impatto che possono avere tipi di pensiero e azioni diffusi sul clima emotivo collettivo, mi è venuto in mente lo striscione trovato negli spogliatoi della nazionale serba inneggiante al conflitto contro il Kosovo per rivendicare l’amor patrio, e senza dare ulteriore risonanza ad un messaggio denso di odio e pregiudizi, mi sono fermata a riflettere su un aspetto: siamo davvero consapevoli della potenza che hanno i messaggi che lanciamo e delle responsabilità che implicano?


Messaggi come questi ce ne sono molti, purtroppo, diffusi anche da personaggi popolari, come possono esserlo i calciatori o i politici ecc., che incitando all’odio consolidano atteggiamenti di diffidenza e paura verso chi viene considerato il nemico, il bersaglio e se questi sono decisamente deprecabili ci sono anche molti altri messaggi all’apparenza innocui che diffondono ugualmente sentimenti negativi, descrivendo un mondo dove il futuro viene presentato incerto e difficile. “I giovani non avranno un lavoro”, “Non ci sono investimenti per il futuro” ecc. sono frasi che in qualche modo ci troviamo a condividere in molti e ahimè a diffondere in molti nei nostri contesti quotidiani (in famiglia, nella vita sociale).

Recentemente il Cnop (Consiglio Nazionale degli Psicologi) in un evento che celebrava il cinquantesimo anniversario della nascita della Facoltà di Psicologia ha lanciato diversi spunti di riflessione per la promozione del benessere individuale (di cui il benessere mentale è un aspetto fondante) e tra questi vi era proprio l’impatto dei messaggi negativi sulla creazione di un clima di sfiducia, di paura verso il futuro che influenza la crescita e lo sviluppo della personalità dei giovani. Pertanto, è necessario soffermarsi su alcuni aspetti delle nostre comunicazioni. (Contributo di Katia Provantini, psicologa esperta in problematiche evolutive, Vicepresidente della Cooperativa Minotauro)


Viviamo in un momento storico, che oggettivamente non è facile, stiamo attraversando una significativa crisi economica e valoriale, stiamo imparando a convivere con un virus che ha portato a confrontarci con la morte, con problemi di salute e con la sensazione di precarietà, tutto questo è vero, ma è vero anche che vedere solo questi aspetti, dando voce alle nostre emozioni negative (ansia per il futuro, senso di impotenza, sensazione di inefficacia) porta alla diffusione di emozioni negative che generano stili di azione e di pensiero negativi. I giovani oggi hanno meno speranza, hanno più paura, hanno meno aspettative nel futuro e non solo per gli eventi oggettivi, ma anche per la visione del mondo che viene rimandata loro dagli adulti di riferimento, che ricordiamolo dovrebbero essere coloro che accompagnano e sostengono nel cammino della crescita, adulti che invece oggi sono troppo spaventati, preoccupati….e poco consapevoli.

Si, poco consapevoli del fatto che questi vissuti sono le loro emozioni legittime e da sostenere, ma sono le loro e non dovrebbero essere riversate come dogmi o presagi per il futuro sui giovani. Ecco che allora siamo in parte tutti responsabili del clima emotivo che respiriamo.


Come possiamo modulare questi vissuti? Con la consapevolezza appunto, che si tratta di emozioni nostre e di emozioni negative che possono avere degli effetti tossici sugli altri. La consapevolezza non significa mistificare la realtà, nascondere la verità, ma permette di gestire meglio le emozioni prendendone le distanze, ad esempio se riconosciamo che stiamo provando sensazioni di impotenza e sconforto per via della crisi economica, dovremmo trasmettere solo questo ai nostri figli, senza sminuire l’importanza degli impegni e degli investimenti per il futuro, sforzandoci di pensare che questo è un momento contingente, che magari accompagnerà le nostre vite, ma non necessariamente quelle dei nostri figli, provando a ricordare che abbiamo anche ambiti in cui funzioniamo, in cui abbiamo delle risorse per riprendere il senso di efficacia e riacquistare la speranza. Lo stesso può essere fatto quando si diffondono messaggi relativi ad un popolo o ad una persona, se andassimo al di là dello stereotipo potremmo vederne altri aspetti e avere meno paura ad aprirci all’altro. Sembra un discorso utopistico e morale, ma possiamo renderlo più concreto se ci fermiamo a pensare alle conseguenze di quello che diciamo, di quello in cui crediamo e ci rendiamo conto che abbiamo delle responsabilità nei confronti delle giovani generazioni.


Dr.ssa Marzia Dileo






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