L’INNOVAZIONE E L’ITALIA

Aggiornato il: mar 4




Dobbiamo cambiare ma come?

Ci sono molte cose da cambiare?

Dobbiamo inventare cose nuove?


Sono alcune domande che si pongono in molti e le risposte possono essere anche di più, ma forse prima dovremmo farci un’altra domanda: come facciamo a cambiare?


Oggi ho assistito ad una bella lezione del prof. Roberto Poli, futurista con il quale mi sono trovato a condividere molte riflessioni tra quelle a seguire, del resto nel mio lavoro mi occupo proprio di questo: far vedere le cose in modo nuovo, aggiornarsi e adattarsi ai cambiamenti e da tempi non sospetti proponendo metodi e modi per farlo. Tuttavia non siamo solo noi due a pensarla così.


L'idea condivisa è di provare a guardarci intorno, cerchiamo di ascoltare quello che ci circonda e dicono gli altri, proviamo a sentire quello che proviamo e provano gli altri: paura, gioia, rabbia, speranza, rassegnazione, euforia si possono vedere, ascoltare e sentire se stiamo attenti.


Da qui possiamo partire per pensare a come fare per costruire cose nuove.

L’Italia è in un momento in cui le viene chiesto di innovarsi su tutti i livelli, a partire dal modo di pensare, lo dice Einstein nel suo: “Serve un nuovo modo di pensare…”


Abbiamo i più grandi talenti innovativi, siamo il popolo delle idee: grandi inventori, ingegneri (Leonardo e Marconi, tanto per fare i primi 2 nomi) ma siamo anche innovatori ed educatori (Montessori tanto per fare il primo nome), ma anche artisti (Caravaggio, Segantini…) ecc…


Non ci manca niente, la strada ci viene anche indicata e finanziata dal Presidente Draghi e dall’Europa:

formazione e innovazione in prima fila.


L’Italia e gli italiani si meritano di: lavorare in Italia, essere più ricchi e vivere meglio.


Basta che condividiamo un po’ di più le cose, lavoriamo insieme anche sulle idee nuove senza credere che vogliano tagliare le gambe a quelli che ci sono già, ma al contrario le affiancano o le innovano. Innovazione non è sostituzione è partire da quello che c’è, tenerlo e fare qualcosa in più non al posto di.


L’alternativa sembra segnata: non scegliere o non essere capaci di cambiare sono la stessa cosa: vuol dire andare a sbattere. “Chi si ferma è perduto” diceva quello là.


Dobbiamo adattarci, aggiornarci, arrangiare le nostre vite modi di pensare e di fare.


Non dobbiamo avere paura di innovarci, semmai dobbiamo avere paura di perdere il nostro benessere e ricchezza se non innoviamo, non solo il nostro futuro, ma il nostro presente. Se non innoviamo il nostro modo di pensare viviamo nella rabbia, il sospetto, il rancore, guardiamoci intorno e invece che ai complotti pensiamo a collaborare, invece che distruggere, decidiamo di costruire. Perché?


Perché il mondo va avanti lo stesso e non può farlo senza l’Italia che non lascerà indietro, ma gli italiani devono scegliere di essere parte attiva del cambiamento (se lo faranno saranno certo in grado), l’alternativa sarà essere passivi, ma allora sì saranno gli altri a decidere e si rischia che poi non sarà più possibile tornare indietro e questa sarà la strada opposta del whatever it takes che dà speranza, fiducia, vita.

Morale della favola?

Supportiamoci, sosteniamoci, uniamoci per vivere tutti meglio, felici e contenti.


Lettura consigliate:

Lavorare con il futuro. Idee e strumenti per governare l’incertezza. Roberto Poli, Egea

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