COME POSSIAMO ESSERE PIU' LEGGERI?


COME POSSIAMO ESSESE PIU’ LEGGERI?


Qual è la strategia per vivere meglio la propria vita? Questa è una domanda da un milione di dollari, cosi ho esordito quando ho pensato a cosa scrivere per questo articolo.

Una domanda che ci facciamo tutti, che viene posta molto spesso a noi psicologi e che riceve come risposta più o meno questa frase: “Per vivere bene bisogna stare bene con sé stessi”, ma che significa?


Significa conoscersi, prima di tutto,avere una consapevolezza piena e realistica di sé, dei propri limiti e delle proprie risorse, avere chiaro ciò che siamo e ciò che vogliamo tenendo sempre ben presente la realtà delle situazioni che stiamo vivendo. Significa, quindi esser ben centrati su noi stessi, che non vuol dire essere egoisti o egocentrici, perché a questa consapevolezza di sé si deve aggiungere la considerazione anche degli altri con cui siamo in relazione (appunto la visione della realtà).


Tutti possiamo vivere una relazione, una situazione che attiva emozioni negative, tensioni, può essere al lavoro come in coppia oppure con i propri figli o amici, ebbene dobbiamo avere una consapevolezza delle emozioni che circolano, questo è il primo passo da compiere per poter poi distinguere quali tra i vissuti sono i nostri e quali quelli degli altri attori. Le emozioni ci raccontano qualcosa di noi e magari non hanno niente a che fare con la persona con cui siamo in quel momento in relazione a cui semplicemente reagiamo, attivando così un circolo vizioso che intossica le interazioni.


Proviamo a fare un esempio prendendo spunto da alcune situazioni tipo come un rapporto teso, conflittuale con un nostro amico o amica. Domandiamoci perché il nostro amico o amica ci fa arrabbiare o stizzire a tal punto da perdere la lucidità. Domandiamoci da dove potrebbe nascere quella rabbia, forse rimanda ad un vissuto o ad una situazione simile in cui si era maltrattati. Soprattutto nelle relazioni di attaccamento si attivano emozioni e motivazioni che rimandano a sentimenti non riconosciuti e sotterrati, oppure bisogni ed aspettative che riguardano NOI e che vengono trasferite sugli altri. In tutte le relazioni potenzialmente, anche in un rapporto di amicizia, si possono attivare dinamiche di competizione, ad esempio che possono rimandare alle relazioni di attaccamento significative

Il dialogo con noi stessi, la capacità di prendere contatto con le nostre emozioni e quelle dell’altro permettono di acquisire la giusta prospettiva recuperando anche l’unicità dell’altro. Possiamo cosi valutare anche le nostre aspettative per capire quanto possano essere realistiche ricordando che l’altro ne ha di diverse ed è in questo incontro che si deve trovare un equilibrio.


Rimanendo su questi esempi, un'altra strategia utile potrebbe essere quella di rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta esperto in queste cose che possa darci le giuste letture e strumenti potendo così vedere cosa è reale (quindi oggettivo) da quello che invece è percepito e quindi soggettivo


Possiamo ora tornare alla domanda iniziale e dire che stare bene è un lavoro, un monitoraggio continuo di noi e delle nostre realtà, un lavoro che se fatto reciprocamente porta a dei benefici nella sfera personale e relazionale. Non si tratta quindi qui di mettersi in discussione, ma di avere strumenti che ci rendono più consapevoli delle nostre emozioni e sentimenti e di non essere influenzati da pregiudizi e giudizi d’altri come da rabbie o cattiverie altrui. Come si spiega nella teoria dell’arrangiamento di R. Unterrichter.



Dr.ssa Marzia Dileo


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