CHE COS'E' L'INVIDIA SOCIALE?










CHE COS’E’ L’INVIDIA SOCIALE?


L’invidia è un sentimento che si prova quando qualcuno è considerato pericoloso per il mantenimento del proprio valore, del proprio potere, della propria esistenza. Origina emozioni ed azioni aggressive che mirano a danneggiare e/o distruggere l’oggetto della propria invidia. E’ tra le emozioni che più facciamo fatica ad ammettere di provare….ma esiste.

L’unica forma di invidia che dovremmo accettare è quella che viene definita, invidia benigna, quando cioè riconosciamo che l’altro ha ottenuto dei meriti, dei successi e piuttosto che disprezzarlo per questo, proviamo ammirazione, tanto da considerare questo come una sorta di esempio da imitare. Possiamo in questo modo metterci in gioco, attivare risorse nuove e raggiungere anche noi risultati simili e soprattutto importanti per noi.

Cosa ben diversa è l’invidia nota come invidia maligna dove è assente la possibilità di provare ammirazione e l’altro non è qualcuno da imitare riconoscendone i meriti, ma da denigrare e distruggere. Questa è l’invidia che dovremmo ripudiare, che genera disapprovazione sociale, eppure oggi ci troviamo a parlare di invidia sociale come uno dei sentimenti più diffusi del nostro tempo.


La nostra società è votata al successo personale, al prestigio, stimola la competizione e ha distorto molti dei valori che fondavano il rapporto umano mettendo al primo posto l’Ego. Un successo ottenuto, un nuovo lavoro, un bel vestito vengono valutati solo nell’ottica della soddisfazione del proprio ego ed è per questo che tra quelli che non riescono a raggiungere questi traguardi, molti iniziano a considerare l’altro come un “nemico”, come colui che ha sbarrato la strada alla nostra soddisfazione, al raggiungimento dei nostri risultati, sentendosi cosi legittimati ad attaccarlo, a distruggerlo.


L’invidia è una ferita all’ego chw provoca dolore e frustrazione, uno studio giapponese (Hidehiko Takahashi, National Institute of Radiological di Inage-ku e pubblicato su Science) dimostra che l’invidia attiva il circuito del dolore (corteccia cingolata anteriore dorsale). Si provano rabbia e frustrazione che vengono sfogati sull’altro colpendolo, sminuendolo, denigrandolo.

Pensiamo al dilagare di molti post offensivi, il cui seguito tra l’altro ci potrebbe far riflettere sulla loro funzione: potrebbero essere il ricettacolo di quanti agiscono le proprie ferite, le proprie fragilità, una sorta di pulpito da cui professare attraverso la rabbia il proprio senso di inferiorità? Ma ci si sente inferiori a chi? A cosa? A canoni, a modelli imposti e acriticamente accettati. Quando si invidia qualcuno, è perchè ci si sente inferiori all’altro che viene considerato più simile a se stessi, non all’altro da sé tout court

Il povero non sarà mai invidioso del ricco, ma di un suo pari. Se uno come lui ottiene un lavoro, un riconoscimento non viene ammirato, ma considerato un raccomandato, un privilegiato e come spesso accade verrà messo alla pubblica gogna.

L’invidia agisce sul piano orizzontale prima di tutto.

Se ci fermiamo a riflettere possiamo inserire nella cornice dell’invidia sociale diverse problematiche sociali (ad esempio il body shaming, il bullismo) e varie altre offese, critiche lanciate dai leoni da tastiera e purtroppo non solo.


L’invidia sociale è dannosa sia per chi la prova che per chi la subisce. Come fare per riconoscerla e cercare di tutelarsi? Come riconoscere se si è invidiosi o invidiati?


In base a quanto detto brevemente nell’introduzione se proviamo quell’invida benigna, possiamo riconoscerla e accettarla; è una nostra emozione che ci sta comunicando qualcosa di noi, che se ascoltato e integrato può trasformarsi in quell’ammirazione per l’altro che ci motiverà al cambiamento. Domandiamoci, ad esempio, perché non accettiamo il successo di un’altra persona? Che tipo di successo cerchiamo noi? cosa potremmo fare per averlo? In questo modo potremmo anche scoprire che l’invidia non è l’unica emozione che proviamo e che l’abbiamo fatta prevalere su altre (senso di insicurezza, fallimento, ecc) perché più difficili da affrontare e gestire.


Diversa è la situazione se siamo inconsapevoli di tutto questo, se anzi abbiamo trovato nell’invidia sociale la potente arma con cui lenire le nostre ferite, perché sarà molto più difficile fermarsi ad ascoltare le proprie emozioni. In questo articolo, pertanto, potremmo soffermarci più che sull’invidioso, sull’invidiato, che necessita di tutelarsi, perché le azioni o le parole cattive dell’invidioso possono colpire anche persone che per la loro storia fanno più fatica a distanziarsi da alcuni commenti e possono trovarsi invischiati in un rapporto deleterio. In genere una persona che non ha una buona stima di sé, che ha avuto dei pattern relazionali basati sul giudizio e sulla competizione, tenderà a pensare che le invettive dell’altro siano corrette, mettendo cosi in discussione per primo il suo valore. Va detto, comunque, che anche per un individuo più strutturato, ricevere critiche e denigrazione è un’esperienza che attiva emozioni negative.

Se ci riconosciamo in queste situazioni, dovremmo prima di tutto cercare di distanziarcene emotivamente, ricordando che quando l’altro ci comunica qualcosa, utilizza i suoi significati, i suoi valori che dobbiamo tenere ben separati sempre dai nostri. Dobbiamo mantenere un’attenzione continua su noi stessi, su chi siamo, cosa vogliamo e perché abbiamo fatto o scelto una determinata cosa, cosi diamo valore prima di tutto a noi stessi e mettiamo un potente scudo contro le cattiverie dell’invidioso. Il distanziamento permetterà che emozioni negative, come l’autosvalutazione, il senso di colpa, la vergogna non diventino le uniche con cui organizziamo la nostra immagine.


Il tema dell’invidia sociale richiama alcuni aspetti del concetto di fiducia, che abbiamo affrontato nel precedente articolo, a cui si rimanda (https://www.apbps.it/post/mi-posso-fidare-di-te).


Dr.ssa Marzia Dileo


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