AMORE IDEALE O AMORE MATURO. COME CAPIRE LA DIFFERENZA?

Aggiornamento: 5 giorni fa







L’amore ideale è quello dei grandi poeti che celebrano la donna ideale e irraggiungibile: Silvia per il conte Giacomo Leopardi, Beatrice per il divin poeta Dante, Laura per il Petrarca...

Si può trovare anche spesso in quello incarnato nel partner celebrato in romantici messaggi da persone comuni:


“I tuoi capelli sono polvere di stelle e i tuoi occhi laghi alpestri che riflettono tutta la bellezza del mondo in un rosso sorriso profondo. Sei la dea del cuore”.


“L’amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non puoi vivere senza” dice un famoso monologo del film Joe Black.

Questo non vuol dire che l’innamorato sia pazzo o dipendente o comunque malato, l’amore è in realtà il sentimento più normale che possa esistere perché, come il bianco intenso e la luce hanno tutti i colori, allo stesso modo l’amore ha i sentimenti. Tuttavia c’è differenza tra amore idealizzato e amore maturo.


Il bisogno d’amore è certamente il Bisogno (con la B maiuscola) per ogni persona. “All you need is love” cantavano i Beatles. Ma l’Amore, quello autentico, non è per tutti: per poter amare ed essere amati bisogna avere degli strumenti che non tutti hanno e questa personalmente la trovo un’ingiustizia.


Il primo è la capacità di riconoscere l’altro come diverso da noi. La dr.ssa Margaret Mahler (della scuola psicoanalitica) direbbe che il soggetto è riuscito a raggiungere e superare la fase della “separazione – individuazione”.


Non è semplice perché questo vuol dire vedere i difetti e i limiti degli altri e accettarli che questo vuol dire non essere giudicanti e praticare l’accettazione, come insegna il dr. Karl Rogers (e il dr. Alberto Zucconi cofondatore dell'approccio fondato sulla persona) e questi sono strumenti negli occhi di chi guarda, non di chi è “guardato”.


Significa anche vedere i pregi, le capacità, i talenti degli altri e accettarli. La scuola psicoanalitica ci insegna però che chi guarda deve avere gli strumenti che gli permettano di sopportarlo. dr.ssa Melaine Klein, per esempio, ci dice essere necessario avere le competenze per gestire l’invidia primaria altrimenti, i lati positivi, le doti ed i successi faranno molto arrabbiare chi guarda e scaglierà questa rabbia distruttiva contro chi gliela provoca anche se non centra niente e spesso ne è ignaro. Mi fermo qui perché ci sarebbero molti altri contributi teorici utili ma mi dilungherei troppo.


Un altro strumento che voglio condividere qui con voi è la fiducia nel prossimo e questa si costruisce, ci dice per esempio dr. Jhon Bowlby, sempre dinamico, da uno strumento che è lo stile d’attaccamento sicuro. Questo non vuol dire che se da bambini non abbiamo avuto relazioni d’attaccamento sicure non saremo più in grado di averne, vuol solo dire che non abbiamo già potuto costruirci per esempio lo strumento della fiducia, ma che possiamo comunque farlo dopo con qualcuno che sappia aiutarci.



Ecco, avere questi strumenti significa poter amare ed essere amati, significa poter vivere l’amore con i gesti non di gentilezza, ma di autenticità, verso il partner e con gli altri, vuol dire sentir fiorire in testa pensieri e idee belle e positive, vuol dire sentirsi rilassati, tranquilli, in definitiva sereni.


Se abbiamo questi tre strumenti saremo già ben attrezzati per poter provare quello che Erich Fromm ci spiega essere l’amore maturo: “Ho bisogno di te perché ti amo” riconoscendo ed accettando il nostro bisogno d’Amore, la sospensione del giudizio e l’accettazione incondizionata, la separazione dall’altro e l’individuazione personale, il superamento dell’invidia primaria (distruttiva) con il suo riconoscimento trasformandola in ammirazione (forza creativa e non distruttiva).


Chi può accedere all’amore maturo si vede nei gesti, nei pensieri, nelle assenze che non sono vuoti, ma attese magari frementi, ma non angoscianti.

L’amore maturo è quello che sa anche riconoscere ed accettare l’amore ideale nella sua grandezza e miseria (B. Pascal). Proprio per questo può abitare solo nella “parte divina delle donne e degli uomini” (prof. Umberto Galimberti) perchè infinita, fisica, metafisica e immortale.


Un libro, l'ho scritto io, è vero, però che tratta l'argomento è: "Amore, niente è perfetto e sono felice"

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